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Vittore Buzzi | Fotografia Contemporanea
Fotografia Contemporanea
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Ibridi

Il contemporaneo in fotografia

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Il contemporaneo in fotografia

Cosa è successo alla fotografia di ricerca ai grandi autori,  ai curatori ai musei, alle gallerie che trattano la fotografia contemporanea?

C’è stata una sbornia, una grande sbornia sotto il verbo, che è diventato un mantra, di “IBRIDAZIONE”.

Il mondo si complica, i linguaggi si intersecano e la fotografia sembra non bastare più per provare a capire e accettare ciò che accade intorno a noi… I linguaggi si sono apparentemente semplificati  è comparsa l’editoria spesso il progetto fotografico confluisce in un libro e la parte concettuale si è fatta sempre più ponderosa, il video e le installazioni (dalla fine degli anni 90) sono dei MUST, la rielaborazione con fotografie trovate o comprate appartenenti ad archivi famigliari, frammenti di un immaginario collettivo che vengono rimessi in circolo appaiono sulla scena.

Si sono separati i circuiti di fruizione delle fotografie in maniera netta e si è secolarizzato il sistema fotografia abbastanza suddiviso in FOTO AMATORIALE, DOCUMENTARIO, COMMERCIALE e ARTISTICO. Mondi che sembrano non incontrarsi mai. Sono fatti, soprattutto di MERCATI diversi.

Si questa parola così difficile e sporca è quella che domina oggi il mondo della fotografia contemporanea. In una società in cui in molti provano a perseguire il sogno di essere fotografo, la maggior parte però non ha ben capito di cosa si tratta, la FOTOGRAFIA è merce, una merce che scotta e che si depaupera, si consuma  velocemente.

A livello COMMERCIALE e DOCUMENTARIO la vita di chi opera con la fotografia è diventata sempre più frenetica, ci si trasforma in ingranaggi di una gigantesca macchina che richiede una produttività crescente, competenze trasversali e la capacità di creare relazioni virtuose o mafiose in modo da non venir schiacciati da una ruota che gira sempre più velocemente. I prezzi dei servizi scendono sotto la pressione di chi cerca di entrare in settori che sembravano profittevoli si assiste alla comparsa di scuole professionali con percorsi annuali che spesso diventano la fonte di reddito di molti fotografi che si trasformano così in FORMATORI. Qui le nicchie si aprono e vengono saturate con velocità crescente con cicli di vita che raramente superano i due anni. Regna la totale impreparazione culturale in favore della formazioni di gruppi di persone che diventano follower di improvvisati GURU. Regna la confusione sono pochi i percorsi che formano veramente degli operatori in grado di affrontare in cambiamenti radicali che si susseguono a ritmo vertiginoso.

I FOTO AMATORI diventano il il mercato più ricco in termini di denaro e vengono salassati principalmente dai PRODUTTORI di materiale fotografico sia in senso stretto sia di accessori. Si assiste alla nascita di festival, di corsi più o meno improvvisati in cui quello che conta è la capacità mediatica di chi organizza e degli sponsor. Si arriva solo urlando. L’accesso ai canali di comunicazione, che era stato democratico per qualche anno, si restringe a favore di forme di veicolazione dei messaggi a pagamento che ne limitano fortemente l’utilizzo. Nasce la figura dell’AMBASSADOR e del CURATORE vero o fasullo non ha importanza purché abbia a disposizione dei canali di comunicazione che sono tipici delle grandi aziende. Il marchio vende si pensi ai due antipodi che sembrano oggi vincenti da una parte LEICA che vende oggetti che sono diventati feticci di una certa idea romantica (che non è mai esistita nella realtà) di fotografia e dall’altra SONY che ormai è sinonimo di tecnologia e innovazione.

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Veniamo però ad una fascia che negli ultimi anno ha visto il moltiplicarsi degli operatori la cosiddetta FOTOGRAFIA D’ARTE. Abbiamo qui due circuiti uno legato al mondo ALTO l’altro al mondo BASSO.

Il secondo cerca di attrarre persone deluse che appartengono ai foto amatori, alla fotografia commerciale e documentaria che cercano di fare il passo che nella loro testa li salverà e, senza sapere nemmeno di quello che stanno parlando, si consegnano al delirio ed iniziano a finanziarsi mostre in gallerie che sopravvivono con curatori senza scrupoli e spesso senza nessuna competenza specifica.

Quello ALTO è un circuito di difficile accessibilità con logiche e percorsi di gallerie internazionali e museali, in cui le relazioni con curatori, amministratori e politici (si ci sono in ballo soldi e finanziamenti pubblici) sembrano, spesso, prevalere su logiche meritocratiche. Molti dei cosiddette artisti e curatori sopravvivono insegnando in università (formazione di alto livello) e vendendo una parte della loro produzione. I collezionisti sono il target… Non gli appassionati…

Il lavoro mentale dell’artista supera di gran lunga quello del fotografo. Spesso le immagini trovate sono trasformate in opere d’arte attraverso l’intervento dell’autore.

Rileggendo un pochino più che IBRIDAZIONE la parole che più mi vengono in mente pensando oggi al mondo della fotografia sono logiche mafiose  e improvvisazione… Nulla che il tempo non spazzerà via… :-)

Nell’attesa è meglio, se si può, mettersi al balcone, studiare ed evitare di farsi il sangue amaro. Io ascolto, ridacchio e imparo… Ovviamente continuo a produrre provando a muovermi su livelli differenti… Provo anche ad insegnare… Anche se vedo tanta gente che continua a spiegarmi come si fa. In molti mi arricchiscono qualcuno mi diverte altri mi deludono banalmente dimostrandosi per quello che sono QUAQUARAUQÀ.

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Le foto sono di Hans-Peter Feldmann e di Robert Frank.

Qui dei miei lavori personali.

Vittore Buzzi

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