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Attese
Guardavo da dietro il vetro...
Più in là una ragazza aspettava nella luce tagliente del tramonto...
La lastra macchiata portava i segni di molti pollici...
Pensavo a turisti, uomini d'affari frettolosi, donne in carriera con i tacchi
alti, che passando avevano scorto qualcosa, visione impigliata, sguardo
agganciato. Come mosche conformiste si erano avvicinati all'ampia vetrata e vi
avevano appoggiato le mani, a formare uno schermo, un riparo per meglio
scorgere quello che c'era là fuori...
Strizzando gli occhi abbagliati avevano cercato inutilmente quella sensazione
di inquietudine che li aveva percorsi, forse dovuta alla loro immagine
riflessa, memento mori...
Come me si erano accostati alle porte sbarrate e avevano tentato invano di
uscire per prender una boccata d'aria, poi sconfitti erano riapprodati ai
sicuri lidi della loro esistenza... Un altoparlante metallico indicava loro la
direzione corretta...
La ragazza, si alzò, lasciò la panchina per sempre...
Il tempo ricominciò a scorrere, a fluire nella sua dimensione naturale...
La luce malata della sera lasciò spazio a freddi neon da ospedale.
Brusio verde e malfermo
(Vittore Buzzi)
