La madonnina

Niem, Repubblica Centroafricana… uno di quei buchi di culo di mondo che non sapresti trovare su una mappa… Un paese così piccolo che non c’è l’acqua e l’elettricità è opera dei pannelli solari che così velocemente si sono diffusi nelle missioni africane, dalla Cina illuminano fiocamente le notti stellate del continente nero…
Per vivere qui o ci sei nato o devi avere fede… Fede in Dio o in qualcosa che ti possa proteggere dalla semplice durezza della vita… Dal male ottuso delle armi e della sopraffazione, dal dolore della malattia…
Sparse nell’ospedale ci sono imaginette, statuine, adesivi come a ricordare la nostra atavica superstizione, il bisogno di deii, santi, angeli, arcangeli, putti… Immagini magiche e protettrici…
Da sopra lo scatolone che contiene le cartelle cliniche e i quadernetti con la storia del malato c’è un adesivo che vigila… Sguardo malinconico un po’ perso nella vastità di questa terra, un po’ turbato dall’immensità delle sensazioni che rischiano di travolgerti…
“E’ la mia madonnina, guarda e salva tutti… Protegge i malati e mi ricorda che devo avere pazienza… Non importa se sembra di ricominciare tutti i giorni dallo stesso punto… Non importa se sembra di essere sempre fermi, al palo… Questa è la mia chiamata… Questo è il mio destino… Ci sarà un mondo più giusto.” Elisabetta, minuta, italiano perfetto nata in Kerala mi guarda con i suoi occhi nocciola poi scappa via per una medicazione…
Ci sarà un mondo più giusto? L’aria è già rovente e il sudore mi imperla la fronte… Madonnina mi guarda, mi interroga… Io però non ho risposte…

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NGO, storie di donne e uomini fantastici

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