Vittore Buzzi | Bourdieu, Ernaux: società, memoria, fotografia, individuo
Bourdieu, Ernaux: società, memoria, fotografia, individuo
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Memoria

Bourdieu, Ernaux: società, memoria, fotografia, individuo

memoria di montagna

Bourdieu, Ernaux: società, memoria, fotografia, individuo

E’ un mondo che non capisco più, tutti contro tutti pieni di io, io, io, dove è finito il noi dove è finita la memoria collettiva condivisa? La fabbrica, il sindacato, le domeniche in campagna, il mercato…

Attraverso le macerie della memoria, le gite in bicicletta, la solidarietà reale, i pranzi interminabili della domenica in cui il tempo collassava e non vedevi l’ora che lo sguardo impietoso dei genitori si affievolisse per fuggire a giocare con i cugini.

Oggi dietro ogni telefonata dietro ogni finta condivisione c’è l’insidia dell’utilità del tradimento dell’accappararsi qualcosa in più dell’altro di avere un vantaggio da spendere poi, ansiosi e solitari, davanti ad uno schermo tremolante.

La pantomima dei like, dei soldi, i piccoli segreti cattivi, i sorrisi, le parole calibrate, le cortesie velate di cupidigia e arroganza.
Io non faccio quasi più parte di questo mondo.
Ritraggo persone semplici, persone che sono state escluse che sono rimaste intrappolate in vite che tendono ad non essere più rappresentate, vite come la mia, vite in cui capisci bene dove sei e capisci i “giochi” grossi quelli che tu non hai mai potuto giocare e questa comprensione non aiuta anzi fa un po’ male.

L’invidia malcelata, l’ipocrisia…
Mi rifugio lontano in una fotografia di persone di gesti semplici di scambio di momenti di regali inaspettati e frequenti, dolcezze che leniscono lo scorrere del tempo. SI perchè il tempo scorre e corre, vola e la vita va vissuta in maniera dignitosa.

Sono mesi particolari, piano affiora la schiuma maleodorante del mondo, si affilano i coltelli nelle retrovie, vita mia morte tua, chi la  fa la aspetti…

Leggo Annie Ernaux, l’introduzione a Bourdieu, mi commuovo per essere anch’io attore e prigioniero di un mondo che ho scelto, ho contribuito a tramandare.

Il mio capitale culturale sembra non interessare più a nessuno, mi rifugio nella lettura, nella meditazione e nella fotografia.

Si sommano piano le nuove ferite piccoli graffi su solchi profondi, sembra sempre di essere esclusi da quella società che non ti piace ma ti attira con le sue lucine accecanti che  fanno girare la testa.

Si lo so oggi sono di cattivo umore, dopo tutto domani è un altro giorno diceva Rossella…
Si domani è un altro giorno, intorno a me tante persone cui voglio bene. Questo non è poco.

Il mondo della fotografia è minuscolo, un ambito ristretto e chiuso. Anzi no, forse solo un poco.

Oggi tutto dura lo spazio di un momento poi se ne va…
Tutto cambia…

Giochi di parole idee e associazioni di idee pensieri che riguardano i racconti la struttura del racconto e i rapporti interni fra le immagini.

Stanno partendo nuovi progetti nuovi spunti, mi allontano piano dal rumore sordo del mondo.

L’odore dello zucchero filato, la musica di richiamo dei baracconi, il fritto l’altoparlante della calci in culo. Il circo del mondo saluta piano il vuoto incolmabile che si sta aprendo sotto i nostri piedi.

Ecco la montagna di ferragosto presa d’assalto in questo anno del Covid-19 l’idea di montagna: animali morti appesi al muro ecomostri costruiti da archistar e spacciati per modernità per futuro per progresso, tutto così bello per poter essere vero.

Il nostro mondo si sfalda sotto i colpi di un virus, la fiducia nella scienza negli ospedali nelle case farmaceutiche nei governi che un poco vacilla, l’economia reale che affonda la borsa che vola, le auto che più nessuno compra, tutti tratteniamo un po’ il respiro di fronte ad un cambiamento che non abbiamo ancora compreso.
C’è chi lotta, graffia si aggrappa sale sui corpi ancora vivi degli altri, chi affonda io guardo osservo questo mondo, però, non mi lascia in pace, mani si aggrappano arrivano pugni calci schiaffi.

Mi salva Melchiorre con la sua barba folta la sua parlata bergamasca le sue scarpe grosse, mi riporta in una dimensione di realazioni genuine amicali, alla grigliata, la scampagnata, il lavoro manuale, i telefoni non smart, il trattore, il formaggio fatto in casa.
Mario con il suo camion le sue forbici, i cantieri le piccole lotte con gli arredatori d’assalto che si sentono un’altra categoria un’altra classe sociale. Vogliono  comandare vogliono rifarsi su altro da se.
Quel mondo che non è scomparso veramente è scomparso dalla nostra visuale offuscato dagli schermi dai social che ci lasciano soli privi di quella dimensione collettiva che oggi sarebbe così importante.

Riprendiamoci il buon umore, respriamo saltiamo ridiamo, tuffiamoci di nuovo nella vita. Ridiamo valore al tempo, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo il nostro cuore il nostro respiro…
Passo il tempo con mia figlia e via…

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Vittore Buzzi

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