Vittore Buzzi | Denaro, relazioni e fotografia
Denaro, relazioni e fotografia ovvero si dovrebbe ritrovare un equilibrio
Denaro, relazioni e fotografia
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Storie di Denaro e Relazioni

Etiopia donne Gumuz

Storie di Denaro e Relazioni

Ho attraversato il mondo, sono stato in posti estremi, pericolosi per il fisico e per la mente.
Ricordo ancora quando in occidente mi è successo di rimanere senza denaro, il dover dipendere dalla liberalità degli altri.
Accadde non per mia colpa ma per dolo altrui, fu doloroso e faticoso.
Fu allora, una ventina di anni fa, che iniziai ad interrogarmi sul DENARO.
Che è diventato: Attribuzione e misura di valore – Intermediazione nello scambio – Mezzo di pagamento – Accumulo di ricchezza – Potere

E’ un simbolo condiviso, una volta era legato alla materia (le monete d’oro e d’argento) oggi è completamente slegato da essa, è un numero virtuale rinchiuso dentro le memorie dei cervelli elettronici delle nostre banche.

E’ una convenzione che per convenienza ci siamo impegnati a rispettare… Influenza tutta la nostra esistenza, occupa gli spazi dei nostri sogni e della vita attiva.

E’ così importante che ad esso, spesso riconduciamo tutto: quanto costa? quanti soldi hai? quanto guadagni? Addirittura è, anche, associato alla libertà.

Non sono un negazionista, non voglio mettere in dubbio la spinta di crescita che l’invenzione del denaro, delle lettere di credito, delle banche del mercato mobiliare hanno dato allo sviluppo della nostra società. Anzi per chi fosse interessato ad approfondire la questione consiglio il grande classico di Pirenne “Storia economica e sociale del Medioevo”. E’ che oggi il denaro si è trasformato in desiderio, avidità e gabbia che ci costringe a perpetrare modelli di comportamento sclerotizzati e che potrebbero portarci all’estinzione. Questa idea a cui noi siamo sottoposti fa si che il potere si sia accentrato come non mai nella storia dell’umanità-

Come dicevo sono stato in luoghi in cui il denaro non aveva alcuna valore, o avevi qualcosa da scambiare (beni o servizi) o potevi far valere delle relazioni di un qualche livello oppure eri un paria un emarginato.
In quei luoghi ho scoperto che la mia bianchitudine può essere una armatura una corazza che ti protegge dalle durezze della vita.

Mi è capitato di avere fame, una fame da lupo e sete una sete da morire e di trovarmi a provare scambiare cibo e acqua per denaro in posti dove nel raggio di centinaia di chilometri non c’era niente da comprare.

Ogni volta è andata nella stessa maniera mi è stato allungato un boccone o un sorso si era stabilita fra me l’elargente una relazione. Una relazione, anche se a volte è durata pochi minuti, profondissima. Una relazione che non è pensabile instaurare in un mondo pervaso dal denaro.

Rimarrò per sempre nella memoria della donna Gumuz, ai confini tra Etiopia e Sudan… Aveva visto qualche prete ma mai un bianco che implorava acqua quando di acqua era pieno ma lui non la vedeva o non poteva berla. Rimarrà per sempre nella mia memoria mentre ridendo scava una buca vicino alla pozza in cui stavano le sue capre, e lo strano sasso bianco (pastiglie per rendere l’acqua potabile) che ho buttato nella mia borraccia e l’attesa (40 minuti) lunga prima di finalmente bere.

Non c’è stato alcuno scambio di parole ma rimarrà la memoria sempre…

Oggi mi trovo a scrivere da solo davanti ad un computer, attirerò clienti lontani che mi pagheranno denaro… La relazione verrà alla fine… Forse o forse no… Ma non fotografavo per quello? Per entrare in contatto con le persone?

Si dovrebbe ritrovare un equilibrio… Il senso è perduto… Mi rifugio nell’archivio nelle fotografie, nelle memorie… Passa il tempo e invecchio piano…

Invece penso all’accesso all’acqua… A chi vive senza acqua corrente o senza gabinetto… Questa però è un’altra storia..

Vittore Buzzi

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